brevi cenni storici su ITTIREDDU

 ........ è un piccolo  comune situato al  centro  del  "Logudoro", in provincia di Sassari, noto non solo per la sua pomice ma anche per tantissime e interessantissime attrazioni tutte da scoprire. Immerso  in un  ambiente ancora  incontaminato è circondato da verdi campagne ricche di storia.

Una tenue brezza di antichità sembra quasi trasportare chi lo visita  indietro nel tempo, agli  albori  di periodi sconosciuti.  Sembra quasi di  vedere le  antiche rovine popolate dagli uomini che diedero loro  vita, le stesse popolazioni  che, in epoche diverse,  scavarono  le  domus  de janas, gli ipogei tardo-romani, i silos di  "Sas Conzas", che costruirono  gli  splendidi nuraghi,  l'antica  "Funtana   e Baule", il bellissimo ponte  romano  (Pont'Ezzu),  la  chiesa  bizantina  di  Santa Croce e quella di San Giacomo.  Ricordano l'antichità i reperti racchiusi nel museo archeologico ed etnografico del paese, e  il  caratteristico vulcano spento "Momte Lisiri", da cui si estrae la famosa "pomice di Ittireddu".-

Una terra interessante, dunque, dove i tempi passati sono fermi, come scolpiti nella pietra, mentre i nuovi sono ricchi, caldi e vivi.  
Le origini.
Non si sa con esatezza in quale periodo sia stato fondato Ittireddu, ma si può affermare la sua esistenza già dal VI-VIII secolo dopo cristo. Infatti a tale periodo risalirebbe la costruzione cristiano-bizantina di Santa croce situata nel centro storico.Sino a poco tempo fa si riteneva che questa Chiesa potesse risalire al XIII-XIV secolo, ma alcuni lavori di restauro fatti eseguire dal Comune nel 1980 confermarono l'origine della Chiesa di Santa Croce in epoca bizantina.
Attorno all'anno mille, in epoca giudicale, sul Monte Zuighe esisteva un castello dal quale guarnigioni di soldati vigilavano controllando le vallate circostanti. Si dice che in questo castello vivesse un "podatario", cioè una specie di "capo-rione" di uno dei quattro giudicati in cui era divisa la Sardegna. E proprio in questo periodo, questa zona, (più tardi conosciuta anche con la denominazione di "Su Padru"), avrebbe preso il nome di "Monte Zuighe", cioè "Monte del Giudice".
Successivamente, con la definitiva scomparsa dei Giudicati, il paese venne inserito nel Marchesato di Mores e infeudato al Nobile Raimondo di Rivosecco nel 1421. Diversi riferimenti al nostro paese si trovano nel Codice di San Pietro di Sorres. Il Codice contiene documenti che vanno dal 1423 al 1524 e riporta il nome di ISSIR, ITIRY o ITHIR citandolo in relazione a disposizioni liturgiche, a controversie tra parroci e così via.
Nel 1519 il villaggio contava undici fuochi aratori cioè tre di contadini e otto fuochi di pastori per un totale di circa ottanta abitanti.Nel 1594 il paese fa parte del Ducato del Monte Acuto retto da Francesco Tomaso Borgia, Duca di Gandia, e alla Diocesi turritana, dopo lo scioglimento di Sorres.
Verso il 1600 il paese era un villaggio abbastanza popolato, ma non certo importante; a giudicare dal fatto che nelle carte geografiche del tempo difficilmente veniva riportato.
Fra queste, una delle prime che lo riporta è la carta denominata "Description de la isla y Reyno de Sardena" conservata presso la Biblioteca Nazionale di Parigi, redatta da un anomino incisore su una tavoletta di rame con la denominazione "ITIRIFUSTIALBUS".
Ed effetivamente in quel periodo il paese era generalmente conusciuto e nominato "ITIRIFUSTIALBUS", come risulta anche dai registri parrocchiali. Esaminando i predetti registri, sia quelli relativi agli atti di nascita o di morte che quelli dei matrimoni, si può osservare che, almeno sino agli ultimi anni del 1600, nella maggior parte dei casi, la data viene indicata accanto alla denominazione "ITIRIFUSTIALVOS" - "ITIRIFUSTIALBOS" - "ITIRIFUSTIALBUS". Soltanto in qualche atto compare la denominazione "ITIRI" oppure "ITIRIS" o "YTIRI" (tutti nel 1655), sino alla forma "ITIREDDU" che compare per la prima volta nel 1656, ma rimane un episodio che si ripete qualche volta, nel 1658 e poi nel 1661 e nel 1668 ("ITTIRIDDU") e nel 1676 ("ITTIREDDU") con la doppia " t " per la prima volta.
Nel 1688 si contavano in paese 58 fuochi per un totale di 185 anime (100 maschi e 85 femmine) mentre nel 1751 i fuochi sono 85 con 150 maschi e 148 femmine per un totale di 298 anime.
Dai resoconti della visita in Sardegna del Vicerè Des Hayes risulta che nel 1770 era Sindaco del paese Bachisio Usay e Censore Filippo Sequi. Non venivano segnalati incovenienti e pare che tutto procedesse ordinatamente: il Monte Granatico prosperava e custodiva già 24 starelli di grano mentre il fondo fissato era di 175. Eppure soltanto sette anni dopo accaddero dei gravi fatti di sangue dovuti pare anche ad una certa indolenza del Reggidore Cav. Giraldi che non assicurava una regolare amministrazione della giustizia.
Riferimento a questi fatti si rinviene nel registro parrocchiale degli atti di morte del 1777, dal quale risulta che in uno scontro a fuoco presso l'orto di Lavachesos rimasero uccisi tre ittireddesi e un morese.
Già a quel tempo dunque il paese godeva di autonomia propria e, con l'Editto di Carlo Emanuele I di Savoia, ebbe il suo Consiglio Comunicativo che provvedeva alla Amministrazione della vita pubblica del villaggio.Nel 1838 il paese contava 525 abitanti.Sino al 1847 il territorio di Ittireddu era molto esteso, ma, a seguito di una lunga disputa con il confinante Comune di Nughedu San Nicolò, vennero definiti i nuovi confini che assegnarono una larga parte di terreno a quel Comune a detrimento di Ittireddu.
Con l'unificazione del Regno d'Italia il villaggio divenne Comune ed ebbe l'organizzazione amministrativa con un Consiglio Comunale, un Sindaco e la Giunta.La seconda metà dell'Ottocento è caratterizzata da una lenta presa di coscienza e da una faticosa conquista di importanti infrastrutture.Sono di questi anni la costruzione della strada di collegamento alla statale Cagliari-Olbia, il Cimitero, la Fonte Pubblica, il Campanile.Molte energie e risorse vennero assorbite nella quasi secolare causa civile per il recupero dei terreni comunali usurpati da un gruppo di privati, causa coronata da successo soltanto nel 1916. In questo periodo si realizza, dopo anni di accese polemiche che travolsero anche un Sindaco, la selciatura delle strade che procurò un'altra spinosa controversia con l'impresa appaltatrice dei lavori.
Il periodo fascista venne vissuto con relativa tranquillità nonostante piccoli episodi di intolleranza, e nel dopoguerra si schiude finalmente una prospettiva di maggiore serenità e benessere.
Serenità e benessere che negli anni ciquanta molti cercano e trovano e trovano all'estero o nel Continente. Dai 1075 abitanti del 1951 si cala ai 700-800 abitanti della fine degli anni sessanta e ai circa 600 di oggi. Il paese vive adesso di agricoltura e sopratutto di pastorizia. Molte sono le aziende che producono organizzate in maniera moderna, ma senza tralasciare completamente tecniche e usanze tradizionali.

A sinistra "ponte romano"  splendido monumento purtroppo trascurato