CENNI SUI SITI ARCHEOLOGICI DI ITTIREDDU
Reperti Archeologici.
Tutti i reperti archeologici finora ritrovati dopo un'accurata ricerca effettuata
su tutto il territorio comunale, sono esposti nel Civico Museo
Archeologico ed Etnografico inaugurato nel 1984. I materiali esposti non
provengono da scavi sistematici, bensì sono il risultato della raccolta di
superficie o di brevi interventi di recupero. Nel 1988 l'esposizione è stata
arricchita ed ampliata con la presentazione dei dati e dei risultati dello scavo
archeologico cha dal 1982 viene condotto presso il Nuraghe Funtana.
I criteri
adottati nell'allestimento sono ad un tempo cronologici e topografici, per cui
partendo dall'epoca preistorica per arrivare ad età medievale, i materiali sono
presentati mantenendo, però, costanti riferimenti ai luoghi di provenienza.
L'esposizione prende il via dall'ingresso dove sono illustrate le
caratteristiche del territorio, mentre una carta di distribuzione permette di
avere una visione generale delle emergenze differenziate cronologicamente per
mezzo di colori diversi che potremmo definire l'elemento guida di ciascuna
epoca. Una grande tabella cronologica consente un immediato orientamento
attraverso le vicende culturali susseguitesi in Sardegna.
Sala 1 Museo Archeologico
La prima sala del Museo è dedicata all'età prenuragica. I pannelli offrono
un quadro puntuale del territorio in questo periodo, soffermandosi, in
particolare, sui singoli gruppi di domus de janas: Monte Ruiu ( n. 1 ),
Partulesi ( n. 2 )
, Monte Nieddu. Due vetrine espongono i materiali. Nella prima
sono presentati i ritrovamenti effettuati nel corso di un intervento di scavo
eseguito in una delle tombe che costituiscono la necropoli di Monte Pira ( n. 2
). L'ipogeo consta di un'ampia cella rettangolare divisa in due parti da un
basso gradino sul quale è impostato un pilastro e di altre quattro cellette
secondarie quadrangolari. Il materiale fu rinvenuto in un unico strato,
sconvolto, nella cella principale dove, probabilmente, sono confluiti anche i
depositi degli altri vani. Si tratta di materiale ascrivibile, in massima parte,
al Neolitico Finaleneolotico. Mancano pezzi riferibili alla Cultura di Ozieri
nel suo aspetto più tipico mentre sono presenti olle con ansa a tunnel,
scodelle e vasi tripodi con superfici chiare lucidate a stecca, tipiche della
fase terminale della Cultura di Ozieri.
L'uso prolungato della sepoltura è
attestato dalla presenza di materiali riferibili alla corrente del Vaso
Campaniforme ( 2200-1800 a.C. ) rappresenta da bei pezzi riccamente decorati. In
particolare va segnalato un bicchiere a campana la cui superficie esterna è
campita da bande parallele puntinate e triangoli. Lo stesso tipo di
ornamentazione si ritrova su altri frammenti riferibili ad analoghe forme. Al
medesimo orizzonte culturale sono attribuibili due ciotole carenate, umbilicate.
La seconda vetrina espone i materiali ceramici e litici rinvenuti sporadici in
varie località del territorio ( Lavrudu, Sas Conzas, Olensas ). Fra i primi
sono documentati, purtroppo in maniera estremamente frammentaria, scodelle,
tazze carenate, un fondo di pisside e un vaso a castello con decorazioni
costituite da festoni concentrici, da incisioni o solcature tipiche della
Cultura di Ozieri. Il materiale litico, oltre che da due accettine trapezoidali,
è attestato da una strumentazione costituita da punte di freccia, lame,
raschiatoi in selce, ossidiana e diaspro rosso, pietra locale, quest'ultima, di
cui si rinvengono piccoli filoni in alcune zone del territorio. Un menhir
frammentario ( h residua m 1,90 ), proveniente dall'area di Lavrudu, completa il
quadro relativo a quest'epoca.
Etnografia. Museo etnografico
La sezione etnografica del Civico Museo di Ittireddu è nata, al pari
di quella archeologica - dalla quale costituisce la naturale continuazione -
dalla consapevolezza della necessità di recuperare il proprio passato per
conoscerlo più a fondo. La sezione espone attualmente reperti attinenti ai
seguenti aspetti della cultura tradizionale: § Il lavoro contadino. § La
filatura e la tessitura. § La pastorizia e le tecniche tradizionali di
lavorazione del latte. § L'intreccio. § La panificazione e la preparazione dei
dolci. Il lavoro contadino. La tecniche, i momenti e i rapporti sociali di
produzione dell'agricoltura tradizionale ittireddese, simili a quelli che
connotano il comparto agricolo dell'intera Sardegna, appaiono sopratutto
finalizzati alla produzione di cereali e legumi. I mezzi tecnici di lavoro
utilizzati dal contadino sino a non molti anni fa, e in misura ridotta anche
oggi, che a prima potrebbero apparire rudimentali, sono in realtà strumenti che
attraverso il tempo e con modifiche dettate dall'esperienza, hanno raggiunto il
massimo perfezionamento.
Questi strumenti possono essere suddivisi in due gruppi
principali: strumenti a trazione umana o individuali e strumenti a trazione
animale. Gli strumenti manuali comprendono tutti gli attrezzi azionati con la
forza delle braccia e facenti parte del corredo individuale che il contadino era
tenuto a mettere a disposizione ogni qualvolta veniva chiamato a lavorare per
conto di proprietari terrieri: attrezzi per la lavorazione del terreno ( vari
tipi di zappe ), da taglio ( falci, roncole ) e da presa ( forconi di legno o di
ferro a due o più rebbi ). Riguardo a questi mezzi è da notare che mentre la
parte in ferro era prodotta e fornita quasi sempre da artigiani locali, quella
in legno, costituente il manico, veniva preparata dal coltivatore che
nell'occasione diventava anche artigiano. I grandi mezzi di lavoro a trazione
animale - rappresentati principalmente dall'aratro e dell'erpice - e i carri
utilizzati per il trasporto di materiali e di persone non erano, generalmente,
di proprietà del piccolo coltivatore ma dei titolari delle grosse proprietà
terriere entro le quali trovano frequente utilizzazione. L'aratro in uso a
Ittireddu fino a non molto tempo fa è di legno ( aradu 'e linna ), di
fabbricazione locale; ancora oggi non pochi contadini possiedono le conoscenze e
gli strumenti necessari per la sua costruzione. Questo aratro poteva essere
trainato sia da buoi che dal cavallo. L'aratro in ferro inizia a soppiantare
gradualmente quello in legno, peraltro non sostituendolo completamente, a
partire dagli anni immediatamente successivi al primo conflitto mondiale, ed è
fornito, a differenza di quello in legno, di ruota anteriore di regolazione e di
coltro. Ancora oggi aratri in ferro per cavalli vengono costruiti
artigianalmente in diversi centri dell'Isola.
Il carro agricolo a due ruote, sia
nel tipo trainato da cavalli che in quello tirato da buoi ( carru a boes ), ha
rappresentato per lungo tempo l'unico mezzo di trasporto di materiali e persone.
L'importanza di questo mezzo nel lavoro agricolo tradizionale appare evidente
data la particolare situazione della proprietà terriera caratterizzata dalla
coltivazione cerealicola estensiva, dalla estrema parcellizzazione dei fondi,
dalla residenza del contadino nel paese ( bidda ) anzichè nel fondo coltivato
e, conseguentemente, dalla distanza che il coltivatore doveva percorrere per
raggiungere il luogo di lavoro. A parte la reale utilità del possesso di un
mezzo di trasporto è evidente che l'essere proprietario di un giogo di buoi o
di un carro rappresentazioni per il contadino il raggiungimento dell'autonomia
nella propria attività.